Giudizi Critici Su “L’ampolla della Gioventù” da PRO OMNIA

Quanto è stato scritto sull’opera letteraria di Filippo Petroselli a cura di Alessandro Vismara

“Dopo aver curato personalmente con amore e passione l’OPERA OMNIA dello scrittore Filippo Petroselli, in tre volumi in ottavo di complessive pagine 1340, è con vivo piacere che presento questo volume. È nato nel lontano 1910 quando il grande letterato Guido Mazzoni con brevi parole che sanno di profezia: «Vi è genio e fantasia» giudicò il primo lavoro letterario di Filippo Petroselli, allora studente. Mi auguro che questa raccolta di giudizi sia gradita ad ogni lettore e soprattutto a chi ama approfondire lo studio sulle opere di questo illustre Autore”. 

Alessandro Vismara
  • Il Concilio, Foligno (ottobre 1924) – RICERCA IN CORSO

“Romanzo originalissimo che è un delizioso viaggio nel regno della più alta fantasia e che dà modo all’autore di farci vedere il mondo e la vita da un assolutamente nuovo punto di vista. È un libro che ai pregi di concezione unisce quello d’essere scritto con una fresca ed ammirevole semplicità di stile. Le « Novelle paesane » sono di un genere del tutto nuovo e tale da consolarti come una boccata d’aria pura, da farti dimenticare tante letterarie tristezze e da farti ridere, ridere di cuore …

  • Guido Mazzoni (ottobre 1924) – RICERCA IN CORSO

… lettura che procura una buona ed alta divagazione …

GUIDO MAZZONI (Firenze, 12 giugno 1859 – Firenze, 29 maggio 1943) 

  • La donna Italiana (novembre 1924) – TESTO COMPLETO                                              

Rivista mensile di lettere, scienze, arti e movimento sociale femminile – Roma ed. Maglione e Strini, diretta da Maria Magri Zopegni (cfr. Victoria  de Grazia, Le donne nel regime fascista, Marsilio 2023)

Le cronache letterarie sono di Edvige Pesce Gorini (Sellano, 25 aprile 1890 – 1983) / Antonio Petrucci / Piero Grosso Salini 

È questo un libro strano e originale, né romanzo, né novella (e pure partecipante dell’uno e dell’altra) bizzarro e fantasmagorico, che si legge con diletto e suscita riflessioni profonde. L’umorismo c’è, ma molto superficiale; in fondo c’è un grave, giocondo amore per la vita bella, per la vita buona, così com’è, così come ce la troviamo intorno. Petroselli fa un sogno e lo vive; e lo descrive anche fino alle più inverosimili e scapigliate conseguenze. 

Un uomo, dopo lunghi anni di sonno mortale torna alla vita, ma ne è contristato ed amareggiato perché il mondo non ha più infanzia, né giovinezza. Gli uomini hanno trovato il segreto di non morire, e tutto è vecchio e smorto sotto il cielo. Finché l’ampolla contenente il succo vitale scoperto da Gerofilo è spezzata e la vita rifluisce entro la decrepitezza e ritorno bella per la morte che la distrugge!

Assai nuove le “Storielle paesane” nella loro forma agile e fresca e nella …

  • L’epoca, Roma (novembre 1924), Biblioteca del Senato – RICERCA IN CORSO

… il racconto originale e vivace, è ricco di situazioni interessanti, di comici spunti e di acute riflessioni.

Periodi: 1917-1925 /1945-1946

Direttori: Tullio Giordana (20 dicembre 1917 – settembre 1921), Italo Carlo Falbo (27 agosto 1922 – 19 ottobre 1923), Titta Madia (20 ottobre 1923 – 1924), Giuseppe Bottai (gennaio – dicembre 1925), Soppressione da parte del regime fascista, Leonida Rèpaci (febbraio 1945 – febbraio 1946)

  • La grande Illustrazione d’Italia, Milano (novembre 1924) – RICERCA IN CORSO

… il libro agile e bizzarro è anche profondo e in alcune pagine delizioso . . . Il Petroselli propina così con efficacia e con garbo, facendo vitale opera d’arte, un insegnamento filosofico di cui dobbiamo essergli grati.

  • La sera, Milano (20 novembre 1924)

Filippo Petroselli: L’ampolla della gioventù. Storielle paesane. Foligno, Ed. Franco Campitelli

Un uomo, per un caso qualsiasi, si ridesta dopo lunghi anni di sonno mortale e risorge dal suo sepolcro e muove nuovamente verso la vita. Ma molte cose strane sono nel mondo avvenute. Gli uomini han trovato il segreto per non morire. Gerofilo ha scoperto il succo vitale che si conserva in un apposito tempio della città. Essendo cessata, o quasi, la morte, tutti i poteri pubblici e privati sono di conseguenza passati nelle mani dei vecchi, custodi gelosi ed avidi del segreto della loro esistenza. Il mondo vive senza giovinezza e agonizza decrepito ed immobile sotto l’occhio stupito del tempo. Ma la vita, incarnata nella gioventù, insorge alfine e attorno al tempio di Gerofilo si combatte l’estrema battaglia. L’ampolla che fa gli uomini quasi immortali è spezzata. La vita rifluisce entro la morte che la fa bella. Questa la sostanza del racconto, ricco di originalità, anche se questa talora si sbizzarrisce in invenzioni che un po’ troppo tradiscono lo sforzo. Quanto alle “Storielle paesane” sono di intonazione ironico-satirica e costituiscono una letteratura veramente amena.

  • Rivista sconosciuta (Dicembre 1924) – RICERCA IN CORSO

Ella possiede magistralmente la nostra bella lingua che sa piegare al raggiungimento degli effetti più notevoli.

FRANCESCO AQUILANTI

  • Gazzettino, Venezia (dicembre 1924) – RICERCA IN CORSO

Importante per la invenzione della favola, la genialità della sceneggiatura e la vivacità dello svolgimento. Fervida ed originale fantasia, qualche volta satirica e beffarda, ma la satira e la beffa sono trattate con gusto d’arte in una prosa fresca agile corretta. Tra le cose più belle pubblicate in Italia in questi giorni.

  • Il Nuovo della Sera, Firenze (dicembre 1924) – RICERCA IN CORSO

Questo racconto, che ha un contenuto umano non superficiale, procede fra spunti e scorci comici, esposti e accennati con un garbo saporoso di un sobrio umorismo.

  • Vita Femminile (italiana?), Roma (dicembre 1924) – RICERCA IN CORSO

È un libro d’un genere satirico-fantastico che ha il merito d’essere scritto con un umorismo schietto che, pur divertendo, ci fa pensare e conoscere un nuovo iato della multiforme anima del nostro popolo. M. PETTINI

Origine: https://unionefemminile.it/biblioteca/riviste-storiche-1850-1950

  • Popolo Veneto, Padova (dicembre 1924) – RICERCA IN CORSO

. . . l’autore tesse una narrazione interessante, e merita lode. E’ un libro che fa passare qualche ora gradevolmente. L’autore è giovane e saprà certo, in avvenire, darci frutti anche migliori del suo ingegno e delle sue attitudini inventive e narrative.

VENANZIO TEDESCO

  1. Corriere d’Italia – Quotidiano (1906-1929) (dicembre 1924)  

La cosiddetta Letteratura amena, anche non essendo la sede meglio indicata per enunciare illazioni di specie scientifica o filosofica, pure non poco s’avvantaggia allorché si imposta sovra conclusioni speculative che importi volgarizzare e nutrire di adesioni ed esperienze. La solidità della base su cui essa allora innalza le sue costruzioni ascende con le medesime, traducendosi nella robustezza ed armonia delle ossature. Resta inteso che le preoccupazioni aprioristiche non debbano snaturare l’opera d’arte con l’appesantirla, con l’inaridirla, con il tarparne le ali; nè valga ad obliterare in essa gli elementi di umanità di cui naturalmente si alimenta e sustanzia. Oltremodo malagevole si presenta la soluzione pratica di questo problema; e non è onesto saltare a piè pari la fatica di uno scrittore, pur anche d’un ignoto, se è riuscito a contemperare due esigenze così discoste, dandoci in una sua creazione emotiva e fantastica l’involuzione d’una verità alla quale egli crede utile moltiplicare impulsi e consensi. Tale genere di Letteratura amena, che in Inghilterra e in Francia ha fatto la fortuna dei suoi cultori, non ha fra noi molto credito e seguito. Gioverà pertanto tener nota di qualche avventurato tentativo. Il volume L’ampolla della gioventù – storielle paesane di Filippo Petroselli (Franco Campitelli, editore, Foligno) è più che un tentativo: esso è un’attuazione geniale degna di discussione e di lode. 

Filippo Petroselli mi viene indicato come un medico e come un esordiente; ad ogni modo se, dall’attenta lettura, la prima qualità scaturisce probabile, non così la seconda. C’è una nota editoriale a piè della pagina intitolata Breve storia delle Storielle che le dice tratte dalla raccolta dell’autore Leggende e storielle paesane; ma anche senza questa pezza d’appoggio, l’andamento snello, deciso, sicuro della narrativa accusa uno scrittore scaltrito. L’unica ingenuità del volume sta nel titolo che avrebbe dovuto essere L’elisir di lunga vita; perché, se l’ampolla del dottor Gerofilo allontana enormemente i limiti della comune esistenza, non altera i rapporti de’ tempi alla estensione e non avvantaggia la gioventù sulle altre stagioni della vita il cui decuplicato complesso di anni conserva immutate le naturali ripartizioni.

Dove avanza un pane nasce un uomo è vecchio aforisma di economia politica, è verità d’ordine insieme speculativo e pratico, è incentivo sferza e sprone per l’attività dell’umana famiglia, la quale sa che il suo moltiplicarsi è indissolubilmente condizionato alle possibilità che la terra, madre e nutrice, ha di allattare i propri figli. Esiste una proporzionalità non riducibile e non oltrepassabile fra l’ampiezza utile della casa e il numero dei suoi inquilini; e soltanto con il moltiplicarsi delle sorgenti di vita crescerà il numero dei viventi. L’uomo paleolitico, allorché trovò il modo di accendere un focolare, allargò enormemente la sua possibilità demografica, perché la luminosa conquista spostò di molto verso i poli le pareti del mondo abitabile; così pure quando apprese a solcare i mari; e domò il bue, il cane, la renna, il cavallo, il cammello e l’elefante. Meglio, allorché divenne pastore ed agricoltore; e poi allorché trovò le arti e la convivenza civile; e, finalmente, allorché scopri nella polvere, nella stampa, nel vapore, nell’elettricità, vale a dire nella Scienza, nuove forze per l’estensione del suo dominio.

La maggiore agevolezza di spostarsi sulla superficie terrestre si traduce praticamente in una crescita di superficie produttiva, sicché la conquista dell’aria varrebbe quasi la colonizzazione di tutte le foreste vergini residuali. Ad ogni modo il problema demografico, tutto sommato, resta ferreamente impostato appunto sovra la terra utilizzabile; ed ogni rottura di equilibrio ha subito nei cataclismi, nelle guerre, nelle epidemie i suoi logici correttivi.

Occorrono i romanzi di Wells e di Petroselli per la dimostrazione di tali verità lapalissiane? Certo che non occorrono. Così pure non sarebbero necessari i romanzi dell’adulterio, dell’alcoolismo del giuoco, dell’ambizione, di tutte le virtù, di tutti i vizi. Che dunque il romanzo debba esaurirsi e morire nella debolezza della sua funzione filosofica e scientifica? Ma se esistono e si leggono, in dipendenza della loro funzione emotiva e fantastica, le involuzioni dei più volgari fatti di cronaca, a più forte ragione meritano attenzione e rispetto opere armoniche, ricche di umanità, sincere, fraternamente comunicative, fantastiche ed insieme reali, romanzi come questo del Petroselli che è una bella e sana involuzione di una verità quasi nuova, perché non ha ancora tre secoli di accezione ed alla quale si sentono non superflui i sussidi per valorizzarla in superficie e in profondità. I romanzi di Wells avranno su per giù le fortune dei romanzi di Walter Scott: essi possiedono tali ragioni di primogenitura da sopravvivere a tanti altri generi di grancassa o di moda.

Da tre secoli il pietoso brusìo della vita si va attenuando e finalmente tace nella casa dei morti. L’assoluto silenzio, in cui naufragano il mormorio delle preghiere, il ritmo dei badili, il pianto dei superstiti, lo scoppiettio dei lucignoli, il rotolare dei carri funebri, agisce come la tromba del Giudizio finale sul cadavere di un Medico, il quale scoperchiando il suo feretro e la sua tomba, rientra in un mondo dove l’elisire del dottor Gerofilo oramai consente la media di Matusalemme alla nostra esistenza individuale. Il redivivo ritorna nella sua città nativa, in cui la popolazione cresce con legge di progressione geometrica, mentre, nonostante tutti gli espedienti scientifici che noi possiamo immaginare attingibili per l’anno 2000, la terra sviluppa inadeguatamente le sue capacità di nutrice, a distanze sempre più catastrofiche, con la legge di progressione aritmetica, vale a dire, ogni 25 anni, con la serie 1. 2. 3. 4. 5, di fronte alla serie 1: 2: 4: 8: 16. Insomma, la Terra, tre secoli dopo la scoperta del Divo Gerofilo, anche esasperando ed esaurendo tutte le sue risorse, deve, con ciò che sarebbe sufficiente per 13 dei suoi figli, nutrirne invece 3776! Le 129 pagine dello strano romanzo raccontano quale società si deduca da tale squilibrio, che si limita al rapporto Terra – Uomo, lasciando immutato il rapporto fra la Terra ed ogni altra forma di vita organica.

Il Medico rientra nella vita con l’età che contava al momento della sua morte. Subito trova che il cimitero è in abbandono e rovina: vie ostruite, epitaffi cancellati dalle intemperie, statue mutilate, lampade spente, carri funebri sfasciati. Ruba il giubbetto e le chiavi dell’uscita a Gemino, il custode, in quale giace non si sa se vinto dal sonno o dalla fame; ed eccolo dopo aspra lotta con le serrature rugginose, finalmente nella strada! La proprietà della terra, enormemente frazionata è custodita ferocemente da cancelli irti di picche e da feroci molossi. Ottobre vendemmia. Dal poderetto sbuca, tratto da una vacca il carretto di Marco Calevi, carico di otto bigonce, in cui l’uva è difesa da potenti coperchi e lucchetti di rame. Sul carro, un vecchione calvo, Marcone, con prolissa barba di canape, unghie lunghe e ritorte, arterie dure e rilevate come serpentelli. Intorno al carro sei o sette persone, fra cui, Sabina, non più giovanissima, ma formosa belloccia e con un ricciolo nero in mezzo la fronte. Il redivivo si vede rifiutato un grappolo d’uva chiesto per pietà, ma, subito dopo, l’ottiene dall’amore nascente di Sabina. Incontro con giovanottoni ventenni, dai baffetti nascenti, calzoni corti, capelli lunghi, cartella a bandoliera: allievi delle scuole elementari. Un immenso tubo sorretto, altissimo, da enormi tralicci di ferro, corre, tagliando il cielo, a perdita d’occhio: è un acquedotto aereo che può dare la pioggia secondo i bisogni dei maggesi. Il carro si arresta perché il passaggio spetta di diritto ad un battaglione di reclute, di vecchioni centenari, giubba color talpa, tascapane, fucile a tracolla; facce rosee, ma solcate da rughe; occhi vivi, marziali, vivissimi. E una folla, una folla! Niente più alberi: dove era una volta il giardino pubblico sorge adesso un gigantesco fabbricato, un immenso dado bucherellato.

Il redivivo Medico deve alle simpatie di Sabina un alloggio provvisorio nella stalla di Marcone Calevi ed anche un paio di scarpe e per soprassello la comodità di farsi allattare dall’unica vacca. Sabina aggiunge a tratti qualche dolciume, ma di nascosto, in grande segretezza, con vivo affetto per questo uomo ancora giovane ed aitante, che, come marito, ella preferisce a qualunque altro pretendente bisecolare. L’ex – Medico, ad ogni rumore sospetto, si seppellisce sotto un folto di scartocci; se non che la situazione appare estremamente pericolosa, anche perché la vacca è, per la famiglia calevi, senza latte, vale a dire malata, e perciò spesso visitata non solo dai vecchi di casa, ma anche dal veterinario.

La città, dove si è già alla fame nera, gli appare una selva di giganteschi camini fra cui corrono ragnatele di fili metallici. In fondo, sulle onde cubiche ed immote delle case tarlate, s’alza un’isola: una grande piramide butterata di 90 piani, crivellata di finestre a migliaia, approvvigionata da ascensori, da tramvai a 10 binari e da sciami di piccoli aeroplani.

Il protagonista cerca la sua vecchia casa e la trova schiacciata dalla sovrastruttura di sei altri piani. Col pretesto di comprarne i cenci, riesce a vedere, inorridito, il proprio figlio che conta 300 anni. Nel granaio trova il proprio ritratto ed un mazzo di fiori artificiali, opera di sua madre.

La specie umana allatta i suoi bambini fino ad otto anni: i denti spuntano a sei anni; si comincia ad andare a scuola quando si è ventenni; si tira il numero di leva ad 80 anni ed il servizio militare dura 30 anni! I matrimoni si consentono ogni due lustri. I Farmacisti ed i Medici muoiono di fame; gli Avvocati ingrassano; i sani principii della morale vanno fra i ferrivecchi; il potere è detenuto ed è ferocemente difeso da’ più vecchi; il denaro è quasi del tutto svalutato. I figli odiano i padri, che si ostinano a vivere contro ogni santa legge di natura e che riescono anche, comprando e trasfondendosi un chilogramma di sangue giovane, a scavalcare di un altro ventennio i trecento anni garantiti dal Divo Gerofilo. Da notarsi: l’inventore si guardò bene d’avvalersi egli stesso della propria scoperta e volle morire secondo la vecchia legge!

Sorpreso e scoperto sotto gli scartocci, il Protagonista si fidanza ufficialmente con Sabina ed entra così liberamente e pranza in casa di Marcone. Guadagna anche mucchi di quattrini, portando in giro una baracchetta rossa dove il fantoccio Pulcinella spampana tirate politiche e sentimentali contro l’egemonia dei vecchi, che non si decidono a battere il tacco per l’altro mondo. La religione diventa una esteriorità senza elevazione di contenuto, e le chiese si trasformano in gelidi luoghi di convegno.

Se non che i fatti incalzano e la rivoluzione batte alle porte. In una grande assemblea di vecchioni una esigua schiera propugna ed attua per proprio conto il suicidio, entrando nel fiume. La grande maggioranza invece difende con i cannoni e con i fucili il proprio diritto di dominio e di vita. Il tempio del Divo Gerofilo, custodente la meravigliosa ampolla, diventa la loro fortezza. Ma i giovani vincono la partita; l’Ampolla infranta brucia il tempio ed i suoi difensori; La vita riprende il suo antico ritmo; ed il medico rientra nella sua vecchia tomba, sordo agli appelli di Sabina, che vede sparire nella selva del cimitero l’uomo del suo cuore.

Così, scoloritamente, può riassumersi lo schema del bizzarro racconto, senza i nervi e le polpe che gli vengono dagli impensati dialoghi, dai patetici ritorni, dalla successione buffa e dolorosa delle scoperte, dal criticismo sempre acuto e mordente, dalle passioni imperversanti sulle due rive, dall’oppressura foriera di imminente procella. Un’opera questa di sana e robusta fantasia, ben pensata, disegnata, condotta, una vita quasi vissuta, tanto appare serrata e logica nell’assurdità del suo quadro. Essa non può essere letta in una recensione, perché la sua bellezza esorbita dall’ossatura e resta come una spoglia d’oro nei trucioli dei particolari. Due o tre pagine fanno squillare all’orecchio del redivivo le sue vecchie campane: Quella di garrula monachella di San Bernardino; Quella sonora e maestosa di Santa Maria; stridula, quasi arrogante l’altra di Sant’Ilario; colma di dignità lassù quella del Duomo; pettegola l’altra di Sant’Anna. Come una voce tra mille, distinguevo la mia parrocchia. La sentivo come la voce di una vecchia amica, de la sorella che si riascolta dopo tanto tempo! E bisognerebbe citare ancora, perché lo stile, necessariamente dimesso, quale si conviene ad un’opera di criticismo, assurge a tratti squillante ed immaginoso, allorché le questioni si sintetizzano, le passioni esplodono, i paesaggi si svolgono. Ma sarà sempre poco, se per avarizia di spazio, dovrò lasciar fuori la Reggia, le rappresentazioni dei Burattini, la Farmacia, il primo pranzo in casa Calevi, la visita del Veterinario alla Vacca, l’oratore dei suicidi, l’avvocato Scaricacaricatrappole, la soffitta della casa paterna, l’idillio di Sabina, l’incubo di Marcone, l’arte in regime di ampolla, la scenetta della transfusis, la serata danzante, i Saltimbanchi, ed altri particolari che quasi rendono verosimile l’arbitraria impostazione dell’opera. L’ultimo numero dei Saltimbanchi. Una vecchia asciuttissima, tutta tendini guizzanti sotto la maglia azzurra, con due fiaccole rosse in mano ed un bengala giallo in bocca traversò correndo la corda sospesa su di noi. Come una furia. E la chiusura del racconto, così sobria e suggestiva! Appena la vita rientra nella sua santa legge, il protagonista, rientra nella sua tomba, senza un rimpianto, anzi senza ragionarci sopra, d’impeto, d’istinto, di necessità bruta e muta, sordo a tutti i richiami dei viventi che lo vogliono loro; rientra nella regola della vita e del destino dell’uomo.

Una bellissima cosa, di cui sarebbe stato male tacere, questo racconto!

Seguono quattro Storielle paesane, La traslazione, la Scatola del Giudizio, Titta e Tata, Grillus devastator, quattro novelle umoristiche, che hanno il loro significato ed i loro pregi, ma che vengono schiacciate da l’Ampolla. Certamente, o prima o poi, le troverò in altro più complesso volume, ed allora sarà la volta di discuterle. Ad ogni modo esse ci confermano un’originalità di concezione la quale non è dote comune della narrativa corrente.

GIUSEPPE ZUPPONE STRANI (1858-1940)

  1. GIORNALE DELLA LIBRERIA – MILANO (gennaio 1925)              

PETROSELLI FILIPPO, L’ampolla della gioventù – Novelle paesane (Foligno, Campitelli, 1925, in 16°, peso gr. 200, L. 8 in Foligno; L. 8,80 nel Regno)

Il protagonista del racconto principale “L’ampolla della gioventù” è un morto che si risveglia nel cimitero dopo lunghi anni che vi sta sotterrato. Esce dalla tomba e cammina per il mondo. Come tutto è cambiato! Gli uomini hanno trovato il segreto per non morire, e il succo vitale della eternità è racchiuso in una ampolla che si conserva religiosamente in un tempio. Oh, Dio, che vecchiume! Sparita la gioventù chi rinnova i ad ogni ora gioia ed amori, il mondo agonizza fra il borbottare dei vecchi e la musoneria. Ma la giovinezza, la sola che deve essere eterna, e che perciò deve mantenere il suo ritmo alla vita, si ribella: insorge contro i vecchi, invade il tempio, spezza l’ampolla e la vita ritorna bella e normale nel sorriso e nei baci della gioventù. A questo originale racconto seguono altre novelle simpaticissime. In complesso un libro di piacevole lettura da offrire a tutti i vostri clienti senza distinzione alcuna.

  1. Corriere d’America, New York (gennaio 1925) – RICERCA IN CORSO

... racconto ricchissimo di spunti originali, comici, di soluzioni impreviste, di casi squisitamente inverosimili … fresca ed agile forma italiana.

  1. L’Eco della Sicilia e della Calabria, Messina (gennaio 1925) – RICERCA IN CORSO

Il Petroselli dimostra un’arte squisita e una facilità di narrazione veramente encomiabili; le Storielle paesane sono di un sapore burlesco, di un sottile umorismo che non sdegnerebbero i più celebri umoristi; e condotte assai bene e soprattutto con spigliata gaiezza.

  1. Roma, Napoli (gennaio 1925) – RICERCA IN CORSO

L’Autore allenta le briglie alla sua fantasia e scrive un lungo racconto ricco di situazioni originali, di scene abilmente tratteggiate e di soluzioni impreviste, con spunti comici e satirici. Qualche pagina è una vera gemma.

  1. IL Popolo, Roma 13 (febbraio 1925) 

Filippo Petroselli, L’ampolla della Gioventù. Storielle paesane, Franco Campitelli, editore Foligno pag. 134

Ho letto con vivo interesse queste “Storielle paesane”, del dott. Filippo Petroselli, in quanto concorrono alla formazione di un nostro patrimonio originale per ciò che concerne la letteratura amena. È noto, come all’Estero, specialmente in Francia ed in Inghilterra, molti sono gli scrittori che si dedicano a siffatto genere di racconti. Noi abbiamo bisogno di offrire, particolarmente ai fanciulli, libri come questo del Petroselli, che dilettino istruendo, entro i limiti della più salda e pura moralità. 

Il chiaro autore, conosce a meraviglia le risorse della nostra lingua: talune forme dialettali, interferiscono col dialogo, allo scopo di renderlo più spigliato, vivace, aderente alla realtà.

“L’ampolla della gioventù” si distacca caratteristicamente dalle “Storielle paesane” e costituisce a sé, una specie di romanzo, tipo di quelli fantastici di Wells. Noi viviamo in una città di utopie, laddove un tal dottor Gerofilo, un quidsimile di Faust, ha inventato un Elisir prolunga la vita assai oltre i limiti normali. V’è prospettata nello sfondo drammaticamente la legge di Malthus, cioè della esigenza di una fine e corrispondenza tra gli alimenti e la popolazione. Un idillio di amore tra il medico redivivo e la dolce Sabina è narrato con molto garbo e finezza di osservazione psicologica. La conclusione che se ne trae, è una apologia della sapienza che governa il mondo: la vita prolungata al di là dei suoi limiti diviene intollerabile, i giovani insorgono contro i vecchi, l’incantesimo è rotto: il ritmo riprende tranquillo, fatale.

Noi attendiamo logicamente dal Petroselli, il vero capolavoro del genere, l’altro romanzo di fantasia, qui non pienamente realizzato, ma accennato già robustamente. È egli un fertile ingegno, da cui molto attende la novellistica italiana.

  1. Gazzetta della Sera (marzo 1925)  – RICERCA IN CORSO

Libro ricchissimo di spunti originali, comici, riboccanti di soluzioni impreviste, di casi squisitamente paradossali . . . Ben noto è l’ingegno del Petroselli, e quest’opera di oggi conferma e sazia la nostra aspettativa .. .

  1. Rassegna di Cultura, Milano  (marzo 1925) – RICERCA IN CORSO

… racconto piacevole, originale, sarcastico, a tinte molto vive… F. M.

  • Scuola –  Milano (marzo 1925)  – RICERCA IN CORSO

Il libro del Petroselli invita alla meditazione… ALESSANDRO TORTORETO

  • maggio 1925 – RICERCA IN CORSO

…il suo libro ha qualità non comuni di stile e manifesta una vivace sensibilità poetica… Ringrazi Iddio di averle dato questo conforto al duro lavoro professionale; e conservi e coltivi questa ricchezza di anima. ANTONINO ANILE Roma

  • Bibliografica – Catania (maggio 1925) – RICERCA IN CORSO

Si nota una spensieratezza piena di brio come solo la provincia, con la sua vita ambientale, può talvolta suggerire nel suo aspetto caricaturale, convenzionale e buffonesco. L’arte si è sempre notevolmente avvantaggiata dal contributo offertale dalla serena vita paesana.

  • Sicilia Nuova – Palermo (maggio 1925) – RICERCA IN CORSO

. .. il Petroselli ha voluto semplicemente narrare, distaccandosi dal comune andazzo; e vi è riuscito, riuscendo anche ad interessare il lettore. Fra tanto imperversare di novelle idiote e barbifere, non è poco e non è frequente. R. DAVY G.

  • Gioventù Nova • Roma (maggio 1925) – RICERCA IN CORSO

Si tratta di uno scrittore, dico nel senso raro e glorioso di questa parola, di un autore che nasce . . . E’ così difficile trovare chi ci faccia sentire, in tutta la loro terribilità, i veri della vita e della morte che ci portiamo in petto e noi stessi ci nascondiamo, distraendoci nel turbine delle futilità! E’ difficile, ma questo libro c’è riuscito.

  • Rassegna di studi sessuali, demografia e di eugenica, vol. V, luglio/agosto 1925 

Filippo Petroselli, L’ampolla della gioventù. Storielle paesane. Un volume 19,5 x 13, p. 194, Foligno F. Campitelli, L. 8

Gli autori che sopra abbiamo ricordato hanno trattato dell’importanza del problema demografico e di quello del superpopolamento che ne è l’aspetto più importante. Questo superpopolamento si può ottenere con un notevole aumento nelle nascite, ma allo stesso risultato si può arrivare se diminuiamo la mortalità, non solo col perfezionamento dell’igiene pubblica, ma anche con i vari metodi di ringiovanimento, preannunziati da scienziati serij, ma che diffusi poi da scienziati dall’attitudine un po’ ciarlatanesca, o da ciarlatani veri e propri, hanno sollevato tanta commozione e desiderio in coloro che ormai rapidamente camminano verso il termine della loro vita. In forma di racconto, con le necessarie amplificazioni, Filippo Petroselli, un distinto medico di Viterbo che è anche un fine letterato, ci presenta il mondo futuro, quando ormai il prolungamento della vita umana è divenuta cosa comune e regolare.

L’ampolla della gioventù è il titolo del racconto, del quale l’autore stesso si finge il protagonista. Egli è morto, ma, per un caso singolare, dopo molti e molti anni si risveglia dal sonno letargico, e riesce a sortire dalla cassa e rientrare nel mondo. Ma il mondo è cambiato: un certo Gerofilo ha inventato un liquore nel quale avendo gli uomini intinto il dito si sono assicurati di vivere trecento anni e più. Il liquore è conservato ora in un’ampolla ermeticamente chiusa, depositata in un grande palazzo, monumento nazionale. E sull’ampolla è scritto Quando l’aria toccherà il mio liquore, come prima, fluirà il corso della vita. Questo sarà la valvola di sicurezza per la povera umanità che è resa ormai angustiata e dolorante dalla carestia prodotta dall’enorme superpopolamento, e dall’abbondanza di tutti questi vecchioni rimbecilliti che vogliono però comandare solo loro e che hanno fatto le leggi adatte per riservarsi questo privilegio. 

La lettura del racconto del Petroselli, nel quale PA. tratteggia tutti i guai di quel mondo disgraziato, è veramente dilettevole ed avvincente, anche se, necessariamente, è fantastica la sua trama. Ma nella sua stessa esagerazione, essa rinchiude molte cose di vero, che saltano subito alla mente del lettore, e che possono fare riflettere il sociologo. 

Si osservi, cosi, come dal grande aumento della popolazione sia derivata non solo la carestia, contro la quale non può vittoriosamente contrastare lo sviluppo della tecnica, ma anche la mancanza di spazio per gli alloggi, l’abolizione dei boschi e di tutte le coltivazioni inutili (fiori, alberi ornamentali, etc.); come si siano acuiti gli odii fra la gente che vuole arrivare e quella che non parte mai. Tipico è vedere andare alle elementari i ragazzi di 20 anni ed a fare i sol- dati, come coscritti, i vecchi di ottanta. I matrimonii, limitati, non possono avvenire che ogni dieci anni. Ma la natura si vendica con le relazioni illecite e l’uccisione dei neonati, dei quali alcuni non disdegnano anche di cibarsi. Ma finalmente il mondo non ne può più. La carestia, le liti, gli odii crescono di giorno in giorno. Il nome di Gerofilo viene sempre più maledetto. E scoppia la rivoluzione; la rivoluzione che ha per scopo di rompere l’ampolla e distruggere così la fonte di tutti i mali. Ed il fato si avvera, mentre il protagonista del racconto, nella confusione e nella moria generale dei vecchi, è costretto ineluttabilmente a correre a rinchiudersi nuovamente nella cassa dalla quale era uscito. Alcuni altri brevi racconti completano l’interessante volume del Petroselli, che raccomandiamo vivamente ai nostri lettori. 

ALDO MIELI 

Pagina 262 RASSEGNA DI STUDI SESSUALI E DI EUGENICA in coda alla recensione di altri titoli, tra i quali:

Mario Mazzeo, Note di igiene sessuale e di eugenica dedicato agli educatori, ecclesiastici e genitori con una lettera di Padre AGOSTINO GEMELLI e prefazione di ANTONINO ANILE, Napoli, Tip. Pietro Pelosi, 1925.

Luigi Bellezza, L’igiene sessuale, Milano, Antonio Vallardi, 1923

Enrico La Loggia, Il problema demografico, Milano, Alpes, 1925 

  • Secolo, Milano (settembre 1925) – RICERCA IN CORSO

in un ampio racconto filosofico rivela un intimo e nobile tormento spirituale: l’autore cerca una sua strada e tende, con animo ansioso, a più compiute armonie narrative.

  • Varietas, Milano (ottobre 1925)  

Romanzo fantastico 

Filippo Petroselli, che deve essere un medico, tenta non ingloriosamente in Italia un romanzo alla Wells, assurdo e, insieme, logico, procedente in serrata serie di rigorose deduzioni, l’Ampolla della Gioventù (foglino, Campitelli), a cui meglio converrebbe il titolo L’elisir di lunga vita, suppone che il dottor Gerofilo abbia rialzato a 300 anni la media vitale dell’umanità; sicché il romanzo si svolge ricco di deduzioni e egoismi, in una collettività disperatamente avventata a produrre mezzi di sussistenza purtroppo sempre insufficienti alla spaventevole densità demografica. Soltanto dove avanza un pane nasce un uomo. Molta varietà e verità di tipi ed eventi e, soprattutto, molta originalità d’invenzione e d’esecuzione.

  • L’idea Nazionale, Roma (novembre 1925) – RICERCA IN CORSO

… si legge molto volentieri …

  • Il Tevere,  quotidiano di Mezzogiorno, Roma (novembre 1925) – RICERCA IN CORSO

. . . racconto condotto con piacevole briosità che si mantiene per la vivezza della descrizione.

  • Rivista illustrata del Popolo d’Italia, Milano (dicembre 1925) – RICERCA IN CORSO

Opera di fantasia, invenzione stravagante; e la conclusione rende più pensoso il racconto, nel quale il Petroselli si rivela un narratore originale e fecondo.

  • Italie,  Roma (maggio 1926)  – RICERCA IN CORSO

L’Ampolla della Gioventù, pleine de données originales, comiques, de trouvailles invraisemblables, de solutions imprévues plein d’ampleur et de vie, ce livre est frais comme une eau de montagne. Les storielles paysanes qui l’accompagnent prouvent, elles aussi, le talent original et curieux de cet auteur. Les histoires ironiques par lesquelles un pays cherche de tourner en ridicule un autre ou qu’un peuple crée pour corriger un vice, sont saisies . et exposées en une forme italienne souple et exquise, qui rèjouit.

  • maggio 1932 – RICERCA IN CORSO

… in L’Ampolla c’è l’artista …

DE SANTIS

Roma

  • La Nouvelle Revue Critique • Paris (marzo 1935)    

Ce livre commence par une longue nouvelle, dont la donnée fantastique est extremement curieuse. Un savant a découvert un élexir de longue vie, qui permet aux hommes d’atteindre deux ou trois siècles d’existence. Mais il ne leur confère pas une éternelle jeunesse: leur vie est una vieillesse qui se prolonge.

Sur cette donnée, l’auteur nous promène à travers une cité de cauchemar, qui ne retrouvera son équilibre et sa paix que lorsque, dans une émeute, le parti jeune – celui des « moins de cent ans » – aura détruit l’ampoule qui contient l’elexir, cause de tous les maux.

Ce conte fantastique est suivi de quelques histoires paysannes, sortes de récits légendaires recueillis de ici de là et où la malignité se donne livre cours.

Tout l’ouvrage est écrit avec cette alacrité de style et cet humour caricatural que nous avons déjà loués dans un autre livre du meme auteur, « Ruzzante ».

LUCIEN LELUC

  • L’Avenir de Bernay (giugno 1935) – RICERCA IN CORSO

… cette ouvre de Petroselli, bien qu’en prose, laisse dans l’esprit certain des emotions qu’on eprouve à la lecture des chants de la « Divine Comédie » de Dante. Voilà un écrivain italien de grande valeur …

FERNAND BRISSET (Vaulry, Haute-Vienne) 15 mai 18521 – 21 juillet 1939 à Bernay)

Origine: https://presselocaleancienne.bnf.fr/ark:/12148/cb327081095

  • Giornale di Bergamo, 29 gennaio 1952 – Scrittori nostri – Filippo Petroselli

… purtroppo i romanzi e le raccolte di Petroselli – meno i due più recenti libri, s’intende – sono esauriti. La loro felicità artistica, già accennata, dovrebbe a nostro avviso indurre qualche editore volenteroso alla ristampa. Sappiamo, ad esempio, che l’edizione de “L’ampolla della gioventù” –  che è un racconto di buon respiro, dove a protagonista è immaginato un novello Lazzaro, senza l’intervento divino, però, ma per una potenza ignota – di duemilaquattrocento copie era già esaurita pochi anni dopo la sua comparsa nell’ormai lontano 1922.

ARMANDO ZAMBONI a conclusione della recensione a Il fabbro meraviglioso (VEDI)