Ruzzante, Ed. Bemporad Firenze 1934

Ruzzante è la seconda opera narrativa di Filippo Petroselli, pubblicata nel 1934 dalla Casa Editrice Bemporad di Firenze, erede della tipografia - libreria dei fratelli Paggi (fondata nel 1841) di cui ha proseguito l’attività a partire dal 1889 e fino al 1938 quando, in seguito alle leggi razziali, costretta a cambiare nome, diventa "Marzocco", assumendo poi dal 1946 e fino al 1959 quello di "Casa editrice Marzocco, già Bemporad". Per la storia della casa editrice si può consultare questo articolo.

Contenuti di questa pagina:

  1. INTRODUZIONE
  2. RILEVANZA STORICO-LETTERARIA E RIFLESSIONI SUL MONDO CONTEMPORANEO 
  3. BIBLIOTECHE DOVE L’OPERA RISULTA DISPONIBILE
  4. INCIPIT
  5. L’ATTRIBUZIONE DEL NOME
  6. INDICE
  7. SELEZIONE DI TESTI PUBBLICATI NELLO STESSO ANNO (1934)
  8. LINK CORRELATI

INTRODUZIONE

Il titolo del romanzo – Ruzzante – corrisponde al nome dell’ultimo arrivato nella stalla di Gianmeco e della Teta, la coppia di mezzadri che coltivano le terre del proprietarioil sor Biagio: un asinello un po’ troppo vivace e con qualche caratteristica che, a detta dei compari che lo vanno a conoscere nella stalla dove è nato, non è adatto per lavori pesanti.

La vicenda ha inizio da un’idea del sor Biagio, l’ormai anziano proprietario del podere: non convinto dei giudizi poco lusinghieri riferitigli da Gianmeco, piuttosto che decidere di avviarlo al macello propone al mezzadro di tenerlo per utilizzarlo al momento opportuno come asino da traino. Il sor Biagio ha infatti il desiderio di ripercorrere i luoghi del contado e l’asino, attraccato ad un vecchio mezzo da trasporto, con Gianmeco in veste di cocchiere, sarà un ottimo supporto per le loro scampagnate. Gianmeco, in cambio, sarà alleggerito dei suoi impegni economici. 

Nell’ordine, Ruzzante, Gianmeco e il sor Biagio – ossia i tre co-protagonisti del romanzo –introducono il lettore in un contesto assai comune nella prima metà del XX secolo e oltre: quello di una città di medie dimensioni, nel cui territorio l’attività prevalente è quella agricola, esercitata nel quadro del contratto di mezzadria tra proprietario di terre (che mette a disposizione del mezzadro oltre alla casa e alla stalla, anche i mezzi di produzione: attrezzi e animali) e la famiglia che lavora le terre per suo conto, trattenendo la metà del raccolto per il proprio sostentamento e consegnando l’altra metà al proprietario, al tempo del raccolto (in Italia, il contratto di mezzadria viene abolito con una legge del 1964 e sostituito solo nel 1982 da un contratto d’affitto).

Il trio diviene così protagonista di scorribande nei dintorni della città tra campi, boschi e paesi, di incontri inaspettati e dai risvolti imprevedibili, di meditazioni a tre che, spesso, sortiscono effetti sorprendenti.

I tre compari, infatti, ciascuno a suo modo e dal proprio punto di vista, osservano, riflettono, si scambiano occhiate e pensieri. Il legame va oltre l’appartenenza di specie, suscitando reazioni negli spettatori – spesso involontariamente coinvolti nelle disavventure del trio –, modificando convinzioni a torto ritenute inoppugnabili su animali, uomini, cose e, talora, suscitando il riso. Meglio ancora: il sorriso, la commozione, la critica sociale e culturale, a volte benevola, a volte ‘bacchettona’, a volto decisamente ‘arcigna’. 

RILEVANZA STORICO-LETTERARIA E RIFLESSIONI SUL MONDO CONTEMPORANEO 

La chiave di lettura è, senza dubbio, l’umorismo al quale proprio Ruzzante contribuisce efficacemente, trovando il modo di comunicare il proprio sguardo sul mondo, filtrando e interpretando liberamente le riflessioni di padrone e mezzadro, anche prendendo iniziative inaspettate, imprevedibili, talora rovinose.

Non è, forse, un caso che se ne trovi una copia nell’archivio di Luigi Pirandello.

Il romanzo si colloca nell’ambito di una lunghissima serie di asini ‘letterari’, presenti in generi diversi – dalla favola alla fiaba, dal poema alla filastrocca, dalla novella al romanzo – e in svariati ruoli.  L’asino – nel ruolo di protagonista (come, Ruzzante), di comprimario o di semplice comparsa – ha rivestito, in ogni caso, una funzione fondamentale accanto all’uomo per attività di ogni tipo, in pace e in guerra. Oggi, misconosciuto e, per certi aspetti, dimenticato, per il prevalere nel lavoro e nel trasporto delle macchine e dei mezzi meccanici, torna alla ribalta in esperienze di sostegno a persone disagiate di tutte le età per vere e proprie attività di recupero, fisico e mentale. 

Ruzzante, protagonista del romanzo di Filippo Petroselli, sarà l’occasione per riscoprire, studiare, approfondire e confrontare gli ‘asini letterari’ sparsi nella letteratura da millenni. L’autore stesso dà l’avvio a questa indagine, inserendo nel secondo capitolo, a proposito dell’attribuzione del nome all’asinello il riferimento a un antecedente letterario famoso: Ronzinante, il malmesso cavallo di Don Chisciotte (cfr. Perché Ruzzante? L’ATTRIBUZIONE DEL NOME).

Per chi non conosce Viterbo e i paesi dei dintorni in cui si svolgono le loro scampagnate può essere un’occasione per gustare le descrizioni architettoniche e naturalistiche, curate spesso nei particolari, e per far diventare Ruzzante un’occasione per scoprire la Tuscia viterbese, dalla pianura fin verso le falde dei monti Cimini, tra le pagine di un romanzo che – idealmente – potrebbe essere ambientato in qualsiasi altra città ai piedi o tra le prime alture della dorsale appenninica della penisola, ogni volta che città, paesi, campagne diventano lo sfondo dove ambientare storie di varia umanità e, come in questo caso, ‘asinità’.

BIBLIOTECHE DOVE L’OPERA RISULTA DISPONIBILE

  • Biblioteca dell’Archivio di Stato, L’Aquila
  • Biblioteca delle Arti – Sezione di Musica e Spettacolo – Alma Mater Studiorum, Bologna
  • Biblioteca statale, Cremona
  • Sistema Bibliotecario, Milano
  • Biblioteca Estense Universitaria, Modena
  • Istituzione Biblioteca Classense, Ravenna  
  • Biblioteca della Fondazione Varrone, Rieti  
  • Biblioteca Marco Besso, Roma
  • Biblioteca dell’Accademia nazionale dei Lincei e Corsiniana, Roma
  • Biblioteca Storica di Ateneo ‘Arturo Graf, Torino
  • Biblioteca dell’Istituto salesiano Valsalice, Torino
  • Biblioteca comunale, Calatafimi-Segesta (TP) 
  • Biblioteca diocesana Giovanni Biagio Amico, Erice (TP)
  • Biblioteca civica Bertoliana di Vicenza Palazzo San Giacomo, Vicenza
  • Biblioteca consorziale di Viterbo, Viterbo

INCIPIT

Quando vide, per la prima volta la luce, il personaggio principale di queste curiose avventure – nelle case delle bestie accade il contrario che in quelle degli uomini dove s’accende allegria se nasce il cosiddetto maschio, come se l’uman genere non si continuasse per le donne – non si fece gran festa nella stalla di Gianmeco. 

E quando alla Teta, che aspettava sulla porta con le mani ai fianchi, premendoseli per soffocare l’impazienza, arrivò la voce cupa dello sposo che le annunciava: “Teta! … è un ciuco! …”, ella torse forte la bocca e lasciò andar giù le braccia con un sospiro, perché contava proprio su di una femmina, ed aveva pregato S. Antonio per una miccetta degna figlia di quella povera Tuta, ormai all’ultima figliatura, mezza sciancata e sulle soglie della vecchiaia; per una miccetta mansueta che le desse a suo tempo, pulledrucce da vendere e, senza pericolo di morsi, calci e ragli assordanti, le portasse i panni al lavatoio e le frutta al mercato.

L’ATTRIBUZIONE DEL NOME

In quei mesi visse, beatamente, di latte e sole. E proprio alle sue festevolezze, alla confidenza esagerata verso tutti ed ogni cosa, alla irrefrenabile tendenza al giuoco, dovette il nome.

– Come ruzza! … ma guardate un po’ come ruzza! –  non faceva che esclamare, ammirandolo, chiunque lo vedesse o meglio avesse l’occasione di incontrarlo e conoscerlo. 

Ruzza qua, ruzza là, un bel giorno a Gianmeco, mentre se n’andava sul carretto tirato dalla Tuta –malgrado le chiamate della madre il puledruccio indugiava nel prato in salti e capriole – venne fatto, per la prima volta di chiamarlo: – Vuoi venire si o no!? che ti ruzzi?! pezzo di Ruzzoso!? … 

E Ruzzoso ubbidì al galoppo, starnutando per la rugiada e vibrando di contentezza l’ancor nudo codino. 

Ma il sor Biagio, quando il soccio, tra le altre notizie del podere, il giorno dopo gli partecipò il nome di battesimo del ciuco, restò a lungo cogitabondo, col gomito sul tavolino e la faccia chiusa nella sinistra.

Quindi, ad indice teso in alto verso Gianmeco, negando a più riprese anche col dito, sentenziosamente esclamò: – Non Ruzzosus! Sed Ruzzans!

E ripetè con forza: – No Ruzzoso! No! No! ma Ruzzante.

Così il battesimo. Senza che gli facesse eco per la vecchia città nessun coro festevole di campane, come era avvenuto secoli addietro per un altro illustre quadrupede – beati tempi allora! –  nella gioia del poeta castellano quando finalmente aveva trovato un degno nome al destriero del suo canto. (da Gioventù)

INDICE

  • La nascita
  • Gioventù
  • Progetti
  • San Martino
  • Zampillo di sangue
  • 17 gennaio memorabile
  • Intermezzo
  • L’assedio
  • Orecchini ed incontri
  • Invocazione 
  • Il monumento
  • La sentenza
  • Cavolfiori
  • Agonia e fanfara di libertà
  • Prigionia
  • Ad leones
  • Il signor domatore
  • Epilogo
Disegno originale di Ruzzante (illustratore sconosciuto – 1934) con accanto una raffigurazione di un asino opera dell’artista Franco Troiani (2008)

SELEZIONE DI TESTI PUBBLICATI NELLO STESSO ANNO (1934)

Una scelta di titoli, noti e meno noti, pubblicati nello stesso anno dell’opera presentata e utili per lo studio della sua ricezione, permanenza o scomparsa. L’elenco nasce dalla consultazione dell’archivio e della biblioteca di famiglia oltre che dalla consultazione di repertori online (biblioteche, emeroteche, riviste). Nel redigerlo si tiene conto di un principio di ‘inclusione’ di ogni genere di scrittura, compresi i manuali e le riviste d’epoca. Ciò nella convinzione che, per ricostruire la temperie culturale di un periodo, è necessario volgere lo sguardo a tutto tondo su ciò che il pubblico aveva a disposizione e sceglieva di leggere senza nulla escludere. L’elenco viene periodicamente aggiornato.

  • Lucilla Altus Antonelli, Tuo marito, Corbaccio, Milano 1934
  • Lucilla Altus Antonelli, Come fu che Briciolino tornò, G.B. Paravia, Torino, 1934
  • Corrado Alvaro, Il mare, Mondadori, Milano 1934
  • Antonio Bandini, La vecchia del Bal Bullier, L’Italiano, Bologna 1934
  • Sem Benelli, La maschera di Bruto, Mondadori 1934
  • Carlo Bernari, Tre operai, Rizzoli, Milano 1934
  • Marianna Bettazzi Bondi, Verso le nozze (dedicato alle fidanzate d’Italia), Roma, Ferrati, 1934.
  • Camilla Bisi, Essere donna, Masini editore, Genova 1934.
  • Giuseppe Bologna, Babilonia, La Prora, Milano 1934
  • Wanda Bontà, Paglietta, Vallardi, Milano, 1934
  • Wanda Bontà, Una corsa in paradiso, Vallardi, Milano, 1934
  • Massimo Bontempelli, Galleria degli schiavi, Mondadori, Milano 1934
  • Vitaliano Brancati, Singolare avventura di viaggio, Mondadori, Milano 1934
  • Vitaliano Brancati, Canto di Negri, in PAN Rassegna di Lettere Arte e Musica, n. 2 febbraio 1934 pp. 373-386 sgg.
  • Virgilio Brocchi, Il roveto in fiamme, Mondadori, Milano 1934
  • Guelfo Civinini, La stella confidente. Novelle d’altri tempi, Treves, Milano 1934 
  • Guelfo Civinini, Poi ci si ferma, Mondadori, Milano 1934
  • Francesco Chiesa, Scoperte nel mio mondo, Milano, A. Mondadori, 1934
  • Grazia Deledda, L’argine, Treves, Milano 1934
  • Beniamino De Ritis, Mente puritana in corpo pagano, Vallecchi, 1934
  • Arnaldo Frateili, Le avventure notturne, Milano, Bompiani, 1934
  • Arnaldo Frateili, La donna segreta, Milano, Bompiani, 1934
  • Giannino Fochessati, La luna nel ruscello, Ceschina, Milano 1934
  • Arrigo Fugassa, Grandi Corsari, Corbaccio, Milano 1934
  • Arrigo Fugassa, Fiorindo e Chiarastella, Carabba, Lanciano 1934
  • Carlo Emilio Gadda, Il castello di Udine, Edizioni di Solaria, Firenze 1934
  • Cosimo Giorgieri Contri, Infida come l’onda, Rizzoli, Milano, 1934
  • Salvator Gotta, Bella figlia dell’amore, Milano, Baldini & Castoldi, 1934
  • Salvator Gotta, Lilith, Milano, Baldini & Castoldi, 1934
  • Antonio Greppi, Infanzia sul lago, La Prora, Milano 1934
  • Nicola Lisi, Paese dell’anima, Il Frontespizio, Firenze, 1934; Vallecchi, Firenze, 1942 (con disegni di Giacomo Manzù)
  • Guido Mannajuolo, Giovinezza d’oggi, Casella, Napoli 1934
  • Giuseppe Marotta, Divorziamo per piacere?, Ceschina, Milano 1934
  • Nicola Moscardelli, La vita ha sempre ragione, Vallecchi, Firenze 1934
  • Mura (Maria Volpi Nannipieri), L’adorabile intrusa, Sonzogno, Milano 1934
  • Mura (Maria Volpi Nannipieri), La carovana dell’amore, Sonzogno, Milano 1934
  • Mura (Maria Volpi Nannipieri), Sambadù, Amore negro, illustrazioni di Marcello Dudovich, Rizzoli Milano-Roma 1934 (originariamente, come supplemento alla rivista quindicinale “Novella”, è un’estensione del racconto Niôminkas, amore negro, pubblicato nel 1930 sulla rivista “Lidel”)
  • Umberto Notari, L’arte di fumare, Società Anonima Notari, Istituto editoriale italiano, Milano, 1934.
  • Ugo Ojetti, Cose Viste, 6° Mondadori, Milano 1934
  • Aldo Palazzeschi, Sorelle Materassi, Vallecchi, Firenze 1934
  • Pietro Pancrazi, Donne e buoi dei paesi tuoi. Fogli di via, Vallecchi, Firenze 1934
  • Alfredo Panzini, Legione Decima, Mondadori, Milano 1934
  • Carlo Pastorino, A fuoco spento, 1934; con introduzione La storia del buon prete, Sei – Società editrice internazionale 1949
  • Luciana Peverelli, Inverno d’amore, Rizzoli, Milano 1934
  • Luciana Peverelli, L’amore del sabato inglese, Rizzoli, Milano 1934
  • Rina Maria Pierazzi, Il sole nella pineta, Cappelli, Bologna 1934
  • Luigi Pirandello, Sei personaggi in cerca d’autore, Mondadori, Milano 1934
  • Luigi Pirandello, Berecche e la guerra, Mondadori, Milano 1934
  • Luy Raggio, La donna senza storia, La Prora, Milano 1934
  • Francesco Rosso, Armando Diaz dopo la marcia su Roma, Vallecchi, Firenze 1934 
  • Bonaventura Tecchi, Sera e mattina (1934), in Antica terra, Bompiani 1968
  • Attilio Vallecchi, Ricordi e idee di un editore vivente, Vallecchi, Firenze 1934